Storytelling | Risorse formative

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In questa sezione sono raccolti i materiali che ti potranno aiutare nella preparazione del progetto da inviare al concorso, a partire dalla definizione di storytelling fino a qualche suggerimento sugli strumenti per arrivare ad esempi di racconti creativi del territorio.

Nella sezione di Storytelling, ma con una visione più ampia che abbraccia anche Open Data e Data Visualization, rientra anche il Data Journalism, giornalismo di precisione basato su un metodo scientifico.

Il Data Journalism, giornaismo basato sui dati, è un approccio a cavallo tra ricerca e inchiesta giornalistica, che fa uso intensivo di database, mappe digitali e software per analizzare, raccontare e visualizzare un fenomeno o una notizia, spesso producendo dei mashup di elementi diversi” – (Fondazione <ahref)

Per approfondire nello specifico questa tematica, consigliamo di visitare il seguente link:

The Data Journalism Handbook > http://datajournalismhandbook.org/1.0/en/

Sessione 1
Cos’è lo Storytelling

 
 
estratto dal saggio di Giulio Lughi, Interactive Storytelling, in corso di pubblicazione nel volume Interattività, Aracne, Roma, a cura di S. Arcagni

Innanzitutto perché storytelling, un termine inglese?
Perché il termine inglese copre un campo semantico più ampio: rispetto ai termini italiani romanzo, racconto, narrazione, narrativa, ecc., che restano limitati all’ambito letterario e al linguaggio verbale (orale e scritto), lo storytelling si applica anche al campo del visuale e soprattutto dell’immagine in movimento (video e cinema); inoltre, a differenza dei termini italiani citati sopra, lo storytelling comprende testi sia di fiction (di nuovo un termine anglosassone intraducibile, che comprende letteratura e cinema), sia di non fiction, come giornalismo, formazione, pubblicità, e altro.

Oggi lo storytelling sta emergendo sempre più sullo scenario culturale come strumento in grado di gestire la complessità. Ormai neanche i blogger più ingenui considerano la costruzione di storie semplicemente un “mettere gli eventi uno dietro l’altro”: la capacità interpretativa della mente, che consente di organizzare e spiegare il reale attraverso storie complesse, a volte solo possibili, a volte anche improbabili (vedi la fantascienza), prende avvio nell'antichità con i grandi miti di fondazione della civiltà, lo storyworld, e continua nella storia dell’umanità fino alla psicoanalisi, che studia un campo apparentemente “fuori dalla realtà” ma emblematico (i sogni), dove il racconto dimostra tutta la sua potenza creativa smontando e rimontando la realtà quotidiana proprio per esplorare e spiegare le dimensioni più profonde e nascoste della conoscenza.

Costruire storie significa costruire il senso, una pratica tanto più necessaria in un contesto culturale come quello contemporaneo che ha bisogno elaborare quella riflessività necessaria per capire cosa sta cambiando nei flussi sociali, nelle logiche della produzione e del consumo, nelle nuove forme di relazioni fra le persone.

Lo storytelling appare quindi come la forma più empirica, agile, flessibile, di accedere alla conoscenza, come elemento organizzatore che consente di selezionare i dati e poi connetterli secondo modalità che non sono rigide, come quelle delle procedure algoritmiche, ma esplorative e nomadi, simili al vagabondare in terre sconosciute.

Ed è superfluo ricordare quanto il racconto sia legato al viaggio, a partire dal ritorno ad Itaca di Ulisse, ai romanzi di peripezia, alle esplorazioni infernali cui si ispira Dante, alle letterature di viaggio durante le grandi scoperte geografiche, alla narrativa on the road; e — sul piano della teoria — alle Passeggiate nei boschi narrativi di Umberto Eco. Tutti elementi in cui ritroviamo la connessione fra conoscenza ed esplorazione del territorio.

Sessione 2
Qualche definizione

 
 
Per alcune definizioni, vedere la voce Storytelling in italiano di Wikipedia, e quella in inglese su Transmedia Storytelling; inoltre un paio di blog, Mezzo Pieno e Pennablu.

Inoltre, per delle suggestioni più ampie, una breve recensione di La fuga narrativa, di Tom Stafford e due articoli, uno della Repubblica e uno della Stampa.

Infine su temi più specifici, in inglese, una breve storia dello storytelling visuale, una sintetica ma efficace infografica di Getty Images, e qualche indicazione sul data storytelling.

Sessione 3
Quanti Storytelling

 
 
Oggi lo storytelling sta dilagando anche in campi diversi da quelli a cui lo si associa abitualmente (quello letterario e quello cinematografico ). Abbiamo infatti:

Visual Storytelling: tendenza sviluppata negli ambienti professionali di grafica e design, che punta ad esaltare il potere narrativo delle immagini e degli oggetti;

Educational Storytelling: il riconoscimento che lo storytelling è uno strumento potente nei processi di apprendimento, in quanto elabora i significati dell’esperienza, integra i nuovi dati nei frame concettuali precedenti, favorisce la memoria e la condivisione del sapere ;

Journalism Storytelling: in ambito anglosassone la scrittura giornalistica si configura da sempre come “to tell a good story”; oggi tuttavia lo sviluppo e la facilità di produzione dei webdoc e delle forme di content curation stanno spingendo la pratica del reportage proprio in direzione narrativa;

Advertising Storytelling: mentre si appanna l’autoreferenzialità del logo, la necessità di puntare su strategie di engagement porta il mondo pubblicitario verso forme sempre più spiccatamente narrative;

Corporate Storytelling: è la tendenza a personalizzare l’azienda mediante la sua storia, spesso usando formule applicative che coniugano una certa ingenuità teorica con un forte atteggiamento pragmatico ; ma ad esempio anche la severa Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) organizza dei corsi sull’ «opportunità di un racconto avvincente per comunicare l’Università» ;

Data Storytelling: con l’aumento esponenziale dei big data, soprattutto in forma open, si sviluppa una convergenza fra analisti di dati, progettisti e grafici, in funzione di uno storytelling orientato sia al giornalismo (data journalism), sia ai processi di trasparenza fra amministrazione e cittadini, come nel progetto “Piemonte Visual Contest”.

Sessione 4
Qualche strumento creativo

 
 
Si stanno diffondendo dei semplici strumenti per creare Storytelling multimediali, interattivi, collegabili alle mappe territoriali; pensati per un utente generalista, non richiedono competenze professionali ma offrono in uscita dei prodotti con un layout finito e coinvolgente, ridimensionabili e adatti anche alla lettura su smartphone. Sono di libero utilizzo nelle versioni basic (di solito sufficienti per un risultato dignitoso) mentre richiedono il pagamento per le versioni avanzate e professionali. Ecco i più interessanti:

Prezi, interessante per la grafica vettoriale e per la possibilità di giocare sulle profondità di campo;

Storyfy, sviluppa sequenze narrative anche a partire dai post raccolti sui social;

Storymap, consente di sviluppare un percorso-storia visualizzabile su una mappa, inserendo file multimediali;

Medium, format giornalistico di grande successo, consente di sviluppare un racconto multimediale anche dentro progetti più complessi;

Cowbird, interfaccia essenziale, gioca su grandi immagini e brevi testi, con l’uso di colonne sonore;

Interlude, per confezionare semplici video interattivi;

Klynt, strumento potente per video interattivi, ma con limitazioni nella versione free.

Storehouse, permette di trasformare una collezione di foto e video in una storia da condividere.

Sway, permette di raccontare storie con centenuti interattivi (testo, immagini, video, mappe, tweet, GIF, ecc…).

Thinglink, un software che permette di rendere interattive le immagini, attraverso l’inserimento di tag.

Sessione 5
Qualche esempio

 
 
Innanzitutto da vedere gli storytelling prodotti nella scorsa edizione di Piemonte Visual Contest, tutti disponibili sul sito Piemonte in Pillole del CSI-Piemonte.

E poi alcuni suggerimenti che propongono esperimenti, conclusi o in corso, nel campo dello storytelling del territorio. Man mano che troviamo altre cose interessanti, le aggiungiamo qui:

freccia-02-01  GoLiveFVG, un progetto complesso e social di storytelling territoriale;

freccia-02-01  il portale GuardaTuStesso della Barilla, un prodotto promozionale che entra nel vivo della produzione, in particolare la Passeggiata nei campi di pomodoro;

freccia-02-01  Racconti degli Orti di Brooklin, un esperimento coinvolgente di voci e immagini che escono dagli spazi verdi della metropoli;

freccia-02-01  come usare Instagram per la promozione agroalimentare del territorio;

freccia-02-01  TASTEXPERIENCE, esperienze di turismo enogastronomico “narrativo” per Expo 2015;

freccia-02-01  “Le Valli del Vino e del Racconto”, un esperimento di diario emozionale a cavallo fra storytelling ed enologia;

freccia-02-01  il Pranzo di Famiglia, come momento chiave del rapporto fra cibo e società, raccontato dai ricordi e dalle immagini;

freccia-02-01  Istruzioni per raccontare l’Aglianico, dove un importante giornalista digitale affronta il tema della promozione vinicola;

freccia-02-01  e infine nasce un mercato del lavoro, ancora di nicchia, ma già decisamente orientato a proporre il racconto del cibo come attività professionale: foodstorytelling, shootkitchen, ecc.

Sessione 6
Materiali di lavoro

 
 
freccia-02-01  Storytelling: come creare un prodotto transmediale
Intervento di Gloria Puppi al workshop del 09/04/2015